Storia degli Habanos

Storia degli Habanos: le origini

La storia degli Habanos sembra risalire a molti secoli fa. La prima raffigurazione di un uomo che fuma appare in un rilievo del tempio Maya di Palenque, nel Messico. Dovrebbe risalire all’epoca più gloriosa della civiltà Maya, fra il Trecento e il Novecento d.C. L’uomo raffigurato, probabilmente un sacerdote, aspira fumo da un lungo tubo che potrebbe rappresentare forse una pipa, forse un rotolo di foglie di tabacco o forse un sigaro. Una leggenda racconta che le stelle cadenti sono le ceneri incandescenti che cadono dagli enormi sigari fumati dagli Dei dei quattro venti. Un’altra leggenda dice che le nuvole sono il fumo dei sigari del Dio della pioggia…

È nella forma di sigaro che i conquistatori del nuovo mondo scoprono il tabacco. In molte zone dell’America del Nord e dell’America centrale è in uso da tempo un sigaro rudimentale costituito da foglie accartocciate e passato di mano in mano. La storia degli Habanos è legata alla divinità, ai riti, alla preghiera e alla divinazione. Il sigaro era riservato ai sacerdoti, ma divenne poi un fenomeno sociale per condividere e festeggiare una ricorrenza o forse solo per piacere. Viaggiatori europei raccontano che in diverse tribù centroamericane si aspirava il fumo che usciva da un braciere dove bruciavano foglie fermentate. Forse non era negato a donne e ragazzi.

Sono poche le certezze intorno alla storia degli Habanos. Il nome attuale deriva da cigarro, che a sua volta deriva, secondo alcuni, da sicar, parola che descrive l’involucro usato dai Maya per avvolgere le foglie di tabacco. Per i cubani il sigaro ha un solo nome: PURO.

In Europa  il tabacco diventa celebre grazie alle sue vere o presunte virtù medicinali. Viene consumato in polvere, da fiuto. Più tardi si diffonde il sigaro, prima in Spagna e poi in Portogallo. Le due potenze, dopo la scoperta dell’America, si dividono l’Atlantico in zone d’influenza e con esso l’America centromeridionale. In questi territori, come già detto, il tabacco era già coltivato e i coloni, dai primi anni del 1500, spediscono le foglie in madrepatria.

Nella storia degli Habanos il privilegio di fumare un sigaro era riservato dapprima a ricchi e aristocratici. La posizione sociale e il potere si misurano con la lunghezza del sigaro. Per il popolo non esisteva fumare un sigaro forse perché troppo caro o troppo strano. L’interesse cresce rapidamente e la domanda aumenta. Le coltivazioni nelle colonie danno risultati sempre migliori, specialmente a Cuba. Nel 1717 la Spagna impone il monopolio sul tabacco cubano e fa di Siviglia la capitale del sigaro. Nel 1731 s’inaugurano le manifatture reali. Ancora oggi, in Europa, il sigaro è tradizione radicata in Spagna più che altrove.

Nella storia degli Habanos l’uso del sigaro nell’Europa del Nord si diffonde soltanto nell’Ottocento. La ragione di questo ritardo è dovuta al fatto che Francia, Inghilterra e Paesi Bassi, giunte in seguito, colonizzarono i territori del Nord America, dove era costume fumare la pipa, il calumet. L’abitudine alla pipa prese piede rapidamente e ancora oggi è abitudine estesa e amata più del sigaro. Alla lenta diffusione del sigaro in Europa centrosettentrionale, pongono rimedio le guerre rivoluzionarie e napoleoniche. Furono campagne pubblicitarie molto efficaci. Ne arrivarono a fiumi. L’edizione 1809 del dizionario tedesco Brockaus registra “il nuovo modo di fumare” con “cilindri di foglie arrotolate”.

In Italia il tabacco giunse alla fine del ‘500, portato da due cardinali, Tornavona e Della Santa Croce. Il matrimonio tra clero e tabacco è sempre stato un connubio perfetto. I sigari giunsero in Italia nel ‘600, grazie agli spagnoli che frequentavano Milano e Napoli. Le prime manifatture risalgono al secolo successivo.

La storia degli Habanos segna che l’Ottocento è il secolo del sigaro. Manifatture sorgono anche in Francia, in Germania. Le importazioni crescono. Oltre a Cuba, esportano molto il Brasile e le Filippine. Altro veicolo di diffusione sono i marinai americani. Barili di sigari sono messi a disposizione dei clienti nelle osterie dei porti. Il sigaro è usato come moneta, mezzo di scambio nel baratto. Nella prima metà del ‘600, in Connecticut si comincia a coltivare tabacco. Terreno e clima sono idonee alla coltivazione. Le foglie sembrano buone, corpose, ma i sigari sono ordinari, di poco pregio. Nella seconda metà del ‘700, gli Stati Uniti conoscono i sigari cubani grazie a una spedizione inglese a Cuba. Ma i semi piantati non danno i risultati sperati. Ormai è chiaro, il tabacco migliore è quello cubano, coltivato sull’isola. Nel 1810 gli Stati Uniti importano da Cuba cinque milioni di sigari.

Nella storia degli Habanos, il tabacco in tutte le sue forme, è stato spesso guardato con sospetto, odiato, temuto e addirittura condannato. Esempi eclatanti li possiamo trovare nei libri di storia; da ricordare l’editto di Giacomo I d’Inghilterra che, salito al trono nel 1603, condannò come disgustosa l’abitudine di fumare. Lo Zar Michele Romanoff ordinò che chi fosse stato sorpreso a fumare doveva essere frustato e, se recidivo, doveva subire il taglio del naso e della testa. Il sultano Amurat IV non fu da meno: morte a chi fumava. Nella storia degli Habanos c’è anche un lieto fine. Ad Amburgo gli addetti alla fabbricazione di sigari si vantano di essersi salvati da un’epidemia grazie al quotidiano contatto con il tabacco.