Toscano ®

lo specialista
Si dice che…

un giorno del 1815, nella Manifattura tabacchi di Firenze, il tabacco – lasciato ad essiccare al sole – venne sorpreso da un violento acquazzone. Non potendo “gettare nell’Arno” tutto quel tabacco si decise di produrre dei sigari economici da vendere al popolo di Firenze. Fu subito un grande successo. L’acqua, infatti, fece fermentare il tabacco dandogli un gusto del tutto ‘nuovo’. Nasce così la leggenda del sigaro TOSCANO® che dal 1818 entrò regolarmente in produzione.Fin dalle sue origini l’immagine del sigaro TOSCANO® si lega indissolubilmente all’evoluzione della storia italiana, ovvero alla cultura, allo stile e alla creatività della grande industria manifatturiera italiana, un elemento dello stile di vita italiano. IL TABACCO KENTUCKY Nome americano cuore italiano. Il tabacco Kentucky, a dispetto di altri sigari e prodotti da fumo, è la sola varietà di tabacco che da vita al sigaro TOSCANO®. Originario dello stato omonimo degli Stati Uniti, dove cominciò ad essere piantato nel 1700, il tabacco Kentucky giunge in Italia nei primi anni dell’800. Inizialmente importato per il confezionamento del nostro “stortignaccolo” (vezzeggiativo che deriva dalla sua forma irregolare), in un secondo momento nelle regioni della Toscana, Campania, Umbria, Lazio e Veneto divenne una vera e propria coltura. E’ nelle nostre terre che il Kentucky ha trovato le sue condizioni ideali; è, infatti, una pianta di origine sub-tropicale che richiede un clima con temperature moderate-elevate e con una sufficiente umidità nell’aria. Fattori questi che, abbinati ad una bassa escursione termica, consentono una precocità di sviluppo, regolarità di crescita e gentilezza di tessuto. La tonalità marrone che il tabacco assume nell’immaginario comune non è, infatti, altro che il frutto di un processo lungo e complesso. Divenute gialle grazie alla stesura a temperatura ambiente, le foglie del Kentucky attraverso il fumo della legna e l’essiccazione, raggiungono quel colore bruno che l’idea comune associa al sigaro come prodotto finale. I’impegno delle Manifatture Sigaro Toscano segue la storia, nel mantenere inalterato un prodotto rimasto invariato negli ultimi 200 anni, com’è il sigaro TOSCANO®, si indirizza lungo una strada fatta da programmi di miglioramento nel solco della tradizione. Affinché i tanti appassionati dello “stortignaccolo” continuino ad apprezzare l’aroma inconfondibile che i nostri nonni e i nostri padri hanno gradito prima di noi, Manifatture Sigaro Toscano fa sì che il seme del Kentucky coltivato in Italia e quindi il tabacco usato nelle Manifatture di Lucca e di Cava de’ Tirreni sia rigorosamente OGM-free. Ciò consente di offrire agli agricoltori un seme non modificato geneticamente, che abbia una qualità ed una resa sempre maggiori e di fornire al consumatore un prodotto finito con le migliori caratteristiche qualitative possibili. Una particolare sensibilità aziendale, testimoniata da rigorosi codici di condotta interna, permette a Manifatture Sigaro Toscano di raggiungere obiettivi importanti, coniugando tradizione e tipicità: due degli elementi distintivi che caretterizzano il nostro sigaro. Da non dimenticare, inoltre, sono i circa 150 coltivatori di tabacco Kentucky che in Italia, grazie alla loro passione, professionalità e dedizione, ci consentono di godere ancora di quel simbolo Made in Italy chiamato sigaro TOSCANO®. Rappresentano sicuramente una compagine importante della filiera della realizzazione del nostro “stortignaccolo”: è dai loro campi, infatti, che prende vita quella bella e importante pianta verde che alla sua maturazione viene raccolta per deliziare il piacere di tanti suoi estimatori. I volumi del Kentucky al mondo si attestano intorno ai 40-50 milioni di chili. Di questi soltanto un piccolo quantitativo prodotto nel nostro Paese incarna le caratteristiche che gli consentono di essere impiegato in un sigaro TOSCANO®. La rarità della materia prima altro non fa che testimoniare l’eccezionalità e l’importanza di questi coltivatori, i quali concentrati in gran parte nelle regioni della Toscana, dell’Umbria e della Campania, sono i veri artefici della nascita e della crescita del tabacco Kentucky.Vedere come da una foglia si arrivi al nostro sigaro TOSCANO® ci conferma come la sua nascita sia estremamente legata al binomio acqua-tabacco. Due ingredienti fondamentali, grazie ai quali, con l’ausilio della tradizione centenaria, si ottiene quel simbolo indiscusso Made in Italy conosciuto in tutto il mondo.

LE PIONIERE DEL LAVORO FEMMINILE

Intorno alla figura delle sigaraie si affastellano una serie di leggende, ricordi, racconti, tutti incentrati sul fascino di questo mestiere, il solo a cui dobbiamo in nostro sigaro TOSCANO®. Le sigaraie furono tra le prime donne ad entrare a pieno titolo, ovvero con gli stessi diritti, pur con qualche eccezione, degli uomini, nel mondo del lavoro. Proprio nella Manifattura Tabacchi, infatti, si registrò l’incremento più alto della manodopera femminile, a cui furono demandate tutte le fasi di lavorazione dei sigari. A metà dell’800 le donne erano appena una ventina. Dopo l’Unità d’Italia, il numero crebbe in modo esponenziale. All’inizio del secolo scorso, le impiegate nelle manifatture di tabacchi in tutta Italia costituivano la presenza femminile più rilevante nel mondo delle fabbriche, con circa 12.000 unità, che alla vigila della prima guerra mondiale passarono a 16.000. LE PRIME IMPORTANTI CONQUISTE Dai documenti dell’epoca si evince che l’età per l’inserimento in fabbrica era dai 14 anni ai 20 anni. Il clima turbolento, con i continui soprusi da parte dei colleghi maschi, i severi controlli in entrata e in uscita (dove veniva controllato scrupolosamente che nulla fosse portato via), per non dire dei continui monitoraggi sul loro operato, portarono le sigaraie a ribellarsi più volte, chiedendo e conquistando sempre maggiori diritti. Storica fu la ribellione del 1912/13, a Lucca, quando delle cottimanti denunciarono la bassa qualità dei materiali a disposizione, che rendevano più inefficace il loro lavoro, non permettendo loro di arrivare alla quota giornaliera di sigari. Questa loro combattività disegnò nella memoria una nuova figura di sigaraia, più coraggiosa e ribelle, ben lontana dall’immagine di donna remissiva. E anche in questo c’era e c’è il loro fascino. Le donne impiegate nella Manifattura, seppur dopo aspre lotte sindacali, ebbero per prime gli asili nido nei luoghi di lavoro, una conquista che le distinse dalle altre lavoratrici. Nel 1908 si contano già tre asili (Roma, Torino, Chiaravalle), a cui si aggiunse presto quello di Cava dei Tirreni.

IL DURO LAVORO

La vita dell’epoca imponeva molti sacrifici: gli orari di lavoro variavano dalle 7 alle 14 ore effettive, a seconda della stagione e quindi della durata delle giornate. Inoltre era diffuso il lavoro minorile, come attestano dei documenti che riportano l’assunzione di bambine di 9 e 10 anni. Tutte le sigaraie avevano in consegna quantitativi di tabacco limitato al numero di sigari che avevano l’obbligo di confezionare giornalmente. In totale, venivano preparati da ciascuna lavoratrice circa 1200 sigari al giorno; 3 sigari al minuto! Chi non reggeva questo ritmo, veniva licenziata. Per questo, le sigaraie svilupparono una sorta di accordo di mutualità che copriva, in caso di inadempienza le altre sigaraie ovvero, accantonare piccoli quantitativi di tabacco oppure nascondere sigari già pronti erano i due sistemi più diffusi che permettevano di coprire il livello minimo di produzione giornaliere. E visto che le sigaraie erano pagate a cottimo, era vitale che questo accadesse. Alla fine di una faticosa giornata di lavoro, le impiegate delle Manifatture, disposte in file ordinate, venivano perquisite al fine di impedire il furto di tabacco, da rivendere al mercato nero, o di altro materiale. Insomma, la vita non era delle più facili. Ma nonostante questo il mestiere della sigaraie era visto con invidia ed era ambito, perché dava un reddito sicuro e una certa indipendenza economica. IL LAVORO DELLE SIGARAIE

Come abbiamo già avuto modo di dire, le sigaraie ancora oggi ricoprono una importanza decisiva per il confezionamento del sigaro TOSCANO®. I più prestigiosi, infatti, vengono rigorosamente confezionati a mano. Il loro lavoro è rimasto pressoché identico da più di 200 anni (sebbene le condizioni ambientali non siano più, fortunatamente, quelle di una volta), e viene trasmesso spesso di madre in figlia. Sempre ed esclusivamente donne, per tradizione e non solo. La loro maggiore sensibilità manuale e la loro pazienza sono valori aggiunti inestimabili per una opera come il sigaro TOSCANO®. Ancora oggi, la grande abilità della sigaraia sta nello scegliere il quantitativo giusto di ripieno e nell’arrotolare il tutto con perfetta maestria: se rimanesse dell’aria nella fascia o il ripieno fosse eccedente, il sigaro non ‘tirerebbe’. Inconveniente che, rispetto al passato, capita davvero di rado: infatti, l’alta qualità delle materie prima e il minor quantitativo giornaliero (ca. 500 sigari contro i 1200 del passato) garantiscono un’ottima resa e un prodotto di eccellenza. Fattori che hanno decretato il successo del sigaro TOSCANO®, apprezzato e riconosciuto in tutto il mondo. Quando apriamo un pacchetto di sigari TOSCANO® fatto a mano e ne prendiamo uno per accenderlo, notiamo che ognuno è, impercettibilmente, diverso dall’altro. È questa la bellezza del ‘fatto a mano’: unire tradizione, capacità tecnica ed esperienza. Per questo LO SPECIALISTA è uno specialista.

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